:: Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti (1888-1970) è il poeta che ha innovato nel modo più radicale il linguaggio della poesia, costituendo il punto di riferimento per tanta parte della produzione letteraria novecentesca.
Nato ad Alessandria d’Egitto, dove il padre lavorava per gli scavi del canale di Suez, vi trascorre la prima giovinezza, riportandone un ricco patrimonio di esperienze di vita e di ricordi:racconti esotici e deserto si fondono in realtà e irrealtà.
Se l’Egitto pone le basi della formazione ungarettiana, gli anni passati in Francia sono fondamentali per le sue scelte culturali. A Parigi infatti il giovane Ungaretti entra in contatto con i più significativi esponenti delle avanguardie artistiche novecentesche come per esempio Apollinaire, e soprattutto avverte la dimensione della storia. Dopo le aride distese del deserto, regno incontrastato della natura, l’architettura francese gli appare come la testimonianza onnipresente e ineliminabile della civiltà del passato.
Il terzo tempo della formazione ungarettiana corrisponde alla drammatica esperienza della prima guerra mondiale, alla quale partecipa come soldato semplice dopo essere stato un acceso interventista. La guerra lo segna profondamente: la trincea infatti non da spazio a grandi azioni eroiche, ma porta a una situazione di anonimato e di precarietà.
Nascono da questa esperienza le prime e più significative raccolte ungarettiane, Il porto sepolto del 1916 e Allegria di naufragi del 1919, confluite nel 1931 nell’Allegria.
In esse il poeta sente gli influssi del Futurismo e opera una vera e propria “rivoluzione espressiva”, spezza il verso riducendolo a pochissime sillabe, isola la parola all’interno della pagina bianca conferendole essenzialità e sacralità, elimina la punteggiatura.
Dopo un periodo vissuto in Brasile, nel 1942 ritorna in Italia e ottiene la cattedra di letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Roma. Dopo il 25 aprile, però, la legittimità di questo incarico assegnato dal regime fascista viene messa in discussione, ma anche grazie all’intervento di una grande schiera d’intellettuali del periodo tutto si risolve, per fortuna, in un nulla di fatto. Nel 1969 riunisce tutta la sua produzione nella raccolta Vita di un uomo, sottolineando il legame tra poesia ed esperienza biografica. Muore a Milano nel 1970.