:: Ettore Muti

Ettore Muti nacque a Ravenna il 22 maggio 1902. Uomo osannato e glorificato dai suoi camerati, era in egual modo temuto ed ammirato dai suoi nemici.
Il ravennate Ettore Muti fu sicuramente una delle figure più affascinanti sotto il profilo del coraggio e dell'ardimento che l'Italia possa ricordare.
La sua etica guerriera, la sua vita spericolata, il suo indomito coraggio fecero di lui quel simbolo di "romanità" che proprio il fascismo italiano cercava di stereotipare.
Figlio della bassa borghesia, madre casalinga e padre impiegato, il giovane Ettore già a soli 13 anni veniva espulso da tutte le scuole del Regno dopo una rissa con un professore. L'anno dopo, fuggito di casa, tenta di arruolarsi per partire al fronte, infuriava la I guerra mondiale, ma viene bloccato e "rispedito" alla famiglia. Passerà un altro anno e riuscirà finalmente a far parte del regio esercito entrando a far parte della divisione Arditi. La sua audacia e la sua spericolatezza ne fanno presto un mito: sarà famoso quando mandato a far da testa di ponte con altri commilitoni sarà tra i pochi sopravvissuti di una carneficina che lascerà in piedi altri 22 soldati oltre lui. Partirono in 800.
Partecipa all’impresa di Fiume mettendosi ancora in mostra sfoderando sia l'innata capacità guerriera, ma anche grande intelligenza e ironia, divenendo ben presto agli occhi di D’Annunzio la trasposizione del milite ideale. In questo periodo incontra e conosce Benito Mussolini e ben presto ne subisce un fascino esagerato, divenendo tra i fidatissimi del futuro duce. Parteciperà alla marcia su Roma.
Il 13 Settembre 1927 sarà vittima di un attentato da parte di un bracciante noto per le sue idee di sinistra, nonostante un proiettile gli perfori il petto e tutti i medici lo diano per spacciato sopravvive dimostrando ancora una volta la vitalità che lo contraddistinguerà per tutta la vita. Uscito dall’ospedale, verrà trasferito a Trieste con l’incarico di comando sulla terza legione di milizia portuale.
Decisivo per la sua maturazione sarà l’incontro con Amedeo D’Aosta che lo convincerà ad entrar a far parte della Regia Aeronautica Militare.
Nella guerra d’Etiopia metterà in luce un abilità fuori dal comune, un naturale dono al volo fino a quel momento celato dalla scorza di "legionario".
In Spagna, si renderà il vero protagonista dei cieli durante guerra civile e la sua eroica dedizione alla causa gli farà guadagnare, oltre a svariate medaglie d’argento, l’Ordine Militare dei Savoia, la più insigne decorazione per i combattenti. Nel 1938, in Albania, continuerà il suo ciclo eroico alla guida delle truppe motorizzate.
Tornato dall’Albania, Galeazzo Ciano lo proporrà come segretario del PNF e il Gran Consiglio del Fascismo accoglierà immediatamente la richiesta.
Ma questo incarico non sarà tra i più amati della sua vita, in quanto lo distolsero considerevolmente dagli impegni scaturenti l'ingresso in guerra dell'Italia durante il secondo conflitto mondiale. Nonostante ciò si batté prima in Francia e poi nel cielo britannico, dimostrando costantemente un valore ed un ardore militaresco degno di pochi. Rendendosi conto delle gravi inadeguatezze dell’esercito Italiano inizia a perdere la stima per Mussolini, lascia così la segreteria del PNF e si dedicherà al Sim (il servizio segreto militare).
Rientrato in Italia dopo una missione in terra di Spagna, viene arrestato dai Carabinieri probabilmente per ordine dello stesso Badoglio. Condotto in una pineta fu giustiziato senza motivi plausibili. Fu così che nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1943 si spense a Fregene l’ardito Ettore Muti.
L’eredità che lascia questo Achille Moderno è senza dubbio la virtù militare, la rettitudine, il coraggio e l'onore, tipiche di personaggio omerico.

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