:: Ahmad Shah Massoud

Ahmad Shah Massoud, era il "Leone del Panjshir". Nacque nel 1953 tra i villaggi di Bazarak e di Jangalak nell'alta valle del Panjshir, figlio di un colonnello dell'esercito afghano.
La famiglia di Massoud si trasferì presto a Kabul, centro del paese e il crogiolo delle varie etnie afgane: Tagiki, Pashtun, Hazara e Uzbeki.
Ahmad ebbe la possibilità e la fortuna di studiare nel prestigioso liceo francese di Kabul e nel prestigioso Istituto politecnico della città; sceglierà la facoltà architettura.
Se da un lato la sua crescita sarà l'influenza sia dalla cultura francese che da quella "socialista", determinante per la sua vita sarà anche la religione. Un uomo completo quindi, caratterizzato non antimodernismo ma rispettoso al tempo stesso della tradizionale: svilupperà infatti un profondo senso identitario e un radicato sentimento anti-sovietico.
Questa tensione tra contrastanti sentimenti si fece palese nel corso degli anni settanta quando spinto dal fervore religioso e da un crescente sentimento nazionalista e indipendentista, organizzerà una serie di auda colpi di mano, il cui fallimento lo costrinsero a ripiegare fino in Pakistan.
Sarà proprio in Pakistan che si organizzerannoo i primi gruppi della resistenza afgana contro l'invasione sovietica.
Il colpo di stato filosofietico del 1978 Massoud a tornarerà clandestinamente in patria e organizzerà la base della resistenza da lui guidata fino al settembre del 2001.
La linea strategica adottata sarà quella della guerriglia contro l'Armata Rossa che alla fine batté la ritirata. Nel 1992 Massoud si troverà a capo di un esercito governativo, ma le condizioni che avevano reso vincente il suo modello strategico mutarono. Ora si trattava di unire le varie etnie che da secoli frammentavano l'Afghanistan. Una vorticosa girandola di alleanze portò infatti a continui scontri tra avverse fazioni.
Il fallimento della “strategia nazionale” di Massoud fu subito evidente, ma egli mantenne il controllo della capitale per quattro anni, fino a quando cioè, nel 1996, la fulminea ascesa del movimento dei Talebani lo costrinse ad abbandonare Kabul. Con la conquista di Kabul da parte dei Talebani si concluse la parentesi ”governativa” del guerrigliero Massoud, il quale, com'era lecito aspettarsi, ripiegò nella sua valle.
Dal 1996, quindi, la struttura militare di Massoud tornò ad operare secondo gli schemi con cui si batterono i sovietici.
La resistenza offerta al tentativo egemonizzante dei Talebani da parte del sistema militare di Massoud tornò ad essere efficace e, così com'era accaduto nel corso degli anni ottanta, l'operato degli uomini del Panjshir fu determinante nel sancire la sconfitta, politica prima ancora che militare, del movimento talebano.
Massoud fu assassinato in un attentato suicida il 9 settembre 2001 a Khvajeh Baha od-Din da due arabi che si fingevano giornalisti di una emittente marocchina. Nessuno ha mai rivendicato la paternità dell'attentato ma i sospetti puntano sui Talebani o al-Qaeda.

"Io mi considero una persona che ha dedicato la sua vita alla liberazione del suo Paese e del suo popolo. E' per questa che stiamo combattendo.
I Talebani non erano altro che uno strumento della politica del Pakistan e degli Stati Uniti.
Lasciateci avere elezioni generali in Afghanistan, lasciate che la comunità internazionale, l'Onu e il Gruppo dei 6+2, supervisionino le elezioni in Afghanistan, lasciate che il popolo dell'Afghanistan scelga il proprio destino. Noi lottiamo contro ogni forma di terrorismo, qualunque sia il suo scopo e che operi dentro o fuori l’Afghanistan. Ho detto che Osama Bin Laden è un criminale e non è facile per me, che ho dedicato la mia vita alla Jihad, affermare questo. Noi consideriamo uomini e donne come esseri umani aventi gli stessi diritti; i Talebani li hanno discriminati, contrariamente alle intenzioni di Dio, che li ha creati come esseri umani uguali. Credo che quando uno prende una decisione ed è determinato a portare a termine ciò che ha iniziato, tutto diviene più semplice e facile. Per esempio io ho combattuto i sovietici, ma per me non era importante vincere la guerra contro di loro. La mia decisione era stata quella di combattere i russi comunque, sia che noi vincessimo, perdessimo, sia che la lotta durasse dieci, venti anni o più. E oggi io prego Dio perché ci aiuti nelle nostre decisioni e nella nostra determinazione nel combattere i Talebani. Non è importante quanta terra perderemo e quanto soffriremo. Noi conosciamo il nostro nemico e la nostra decisione è resistergli. Quando parliamo di democrazia non intendiamo una replica dello stile occidentale in Afghanistan. Il punto importante è lasciare che sia il popolo a decidere quale sarà il primo gradino da intraprendere per la realizzazione di uno Stato afghano moderno. Le crisi possono essere risolte solo se si dà una possibilità alla gente di scegliere. 
All'inizio la gente era soggiogata dal messaggio dei Talebani, perché esercitavano un potere esclusivamente spirituale. Sostenevano di voler ripulire il Paese da leader corrotti che erano diventati ladri, assassini, banditi da strada e mercanti di droga. Intendevano ripristinare la Sharia, le leggi islamiche, come impone il Corano. Ripristinarono invece antiche barbarità come il taglio delle mani e degli orecchi, distrussero antenne e televisori, chiusero le scuole femminili perché le bambine e le donne dovevano rimaner rintanate in cucina o in stalla ed era stato imposto il veto ad ogni tipo di svago. Così gli è venuta a mancare, mentre ogni giorno vantavano nuove conquiste territoriali, quella credibilità iniziale che è stata la loro sola vera forza."

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