:: Julius Evola
Evola nacque a Roma il 19 maggio 1898. Julius Evola pseudonimo di Giulio Cesare Andrea Evola fu per certi versi sempre relegato ai margini della vita culturale italiana, se non per diventare nel secondo dopoguerra il profeta di tutta una generazione, dai ragazzi del Fronte della Gioventù ai membri del Centro Studi Ordine Nuovo di Rauti, passando per Enzo Erra fino ad arrivare alla destra più moderata e moderna che lo cita ancora oggi come ispiratore di una parte dei suoi valori.
Evola espresse inizialmente la sua arte per mezzo della pittura divenendo uno dei principali esponenti del dadaismo in Italia, interessandosi anche di poesia seguendo la corrente futurista italiana divenendo anche amico del principale esponente Filippo Tommaso Marinetti. Partecipò nel 1917 alla prima guerra mondiale come ufficiale d’artiglieria, pur combattendo contro gli imperi austro-ungarici ne subì ugualmente il fascino. Dopo il suo rientro a Roma, attraversò un momento di profondo smarrimento che lo portò sino a considerare valida l’ipotesi del suicidio che però abbandonò dopo la scoperta dello spiritualismo buddista.
Dopo una breve parentesi mistica si stampo orientale, e una ancor più breve passione politica propria dei mezzi umani, Evola innalzò la sua dottrina allo spiritualismo e si mosse propugnando la teoria del tradizionalismo, dunque un modello ideale di comunità di popolo ispirato ad antiche civiltà basate su un modello aristocratico.
Queste società si fondavano su valori puramente qualitativi e mai su materialismo o criteri economici, inoltre in queste antiche popolazioni era vivissimo il senso del sacro che si mostrava attraverso riti e simboli quali Regalità Divina, l’ Iniziazione, l' Azione eroica, la Contemplazione, il Rito e la Fedeltà, la Legge tradizionale, la Casta, l'Impero. Queste prospettive metafisiche furono, per Evola, cancellate dal degrado della società e specialmente dalla Rivoluzione Francese che mise in luce valori considerati universali quali l'uguaglianza e la libertà e che accentuò l’importanza di esperienze unicamente corporee estraniandosi totalmente dalla necessaria purificazione spirituale.
Il pensiero evoliano ha un carattere strettamente eroico, egli infatti vede in una superiore casta guerriera la guida della società, in questo ambito è notevolmente influenzato dall'interpretazione che ne da di Nietzsche; ne seguirà anche una sorta di anticristianesimo.
Evola trova anche inutile, o quasi, la presenza di una casta sacerdotale che deve essere comunque subordinata ai guerrieri vere figure leader della società come portatori dello spirito eroico necessario alla sopravvivenza dell’intera comunità a cui faranno anche da guida nel percorso di purificazione, nel viaggio naturale verso il divino, vedendo quindi nella condotta metafisica che prescinde ogni lato umano la salvezza del mondo. Dal tradizionalismo nasce immediato il differenzialismo che porta all’evidenza della "diversità" tra i vari esseri umani secondo un concetto di doti innate e naturali.
Quindi una prima critica alla democrazia ma anche al totalitarismo visto pur sempre come strumento di massificazione della società.
La società vista da Evola prevedeva dunque un metodo aristocratico e gerarchico di comando che avrebbe fatto accedere alla casta più alta, dunque l’unica capace di dominare e di giungere alla più alta concezione spirituale, la dignità di essere denominati guerrieri. Nasce quindi la critica al comunismo, che Evola osteggia aspramente definendo i suoi seguaci "subumani".
Evola critica aspramente anche il Cristianesimo, religione devozionale unicamente basata su superstizione opponendogli una conoscenza superiore di origine, dunque tradizione orientale. Questa si realizzerebbe tramite un ascesi, che non consisterebbe in una modificazione o peggio estraniazione da se ma piuttosto come un percorso di realizzazione dell’Io secondo la tesi dell’assolutismo di quest’ultimo e comunque perennemente di concezione guerriera. Nelle opere evoliane emerge la disillusione nei confronti di una civiltà mondiale, ed europea in particolare, che gli appare irrimediabilmente in rovina e sull’orlo dell’implosione, non esistendo a suo avviso una classe adeguata di persone che possa dirigere la società ideale in modo organizzato e gerarchico.
Nell'opera Cavalcare la tigre arriva a proporre una soluzione di tipo anarcoide: considerando che non esistono capi eroici per i quali sacrificarsi, afferma, tanto vale orientarsi all'individualismo.
<<< Indietro