:: Gabriele D'Annunzio

"Memento audere semper"

"Credo nell'esperienza di un fato che ci genera e ci costringe a sporcare la faccia del mondo per vedere come ce la caveremo. Per difendermi ho imparato a maneggiare il fango. In fondo solo col fango una mano sapiente può costruire qualche cosa che resista al fuoco. Anche se i più lo maneggiano non per costruire, ma per insozzare e per distruggere."

Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863, terzo di cinque fratelli visse un'infanzia felice dove già si potevano denotare la sua intelligenza e la sua grande vivacità. Si contraddistinse subito per una personalità priva di complessi e inibizioni ed una spiccata maestria nell'utilizzo della lingua italiana, che lo portà ad affermarsi nell'ambito della società civile attraverso una sempre crescente notorietà.
Fondamentale per la sua formazione furono gli anin trascorsi a Roma (dal 1881 al 1891), anni in cui lo spirito comunicativo e il carattere mondano del Vate si uniformarono a quelli della Città Eterna.
Il suo primo grande successo letterario fu "Il Piacere" del 1889. Venne presto a crearsi un folto gruppo di lettori "dannunziani".
Le opere di D'Annunzio si caratterizzano soprattutto dalla sublime forma divistica, attraverso il quale l'autore costruì la propria immagine.
Nel 1897 volle provare l'esperienza politica, vivendo anch'essa, come tutto il resto, in un modo bizzarro: eletto deputato della destra storica, passò nelle file della sinistra storica, giustificandosi con la famosissima affermazione «vado verso la vita».
Nel 1910 aderì all'Associazione Nazionalista Italiana di Corradini, inneggiando a una patria dominata dalla volontà di potenza opposta all' «Italietta meschina e pacifista» che aveva davanti ai suoi occhi. Aveva già avuto dei contatti con l'opera di Nietzsche.
Nel 1915 dopo il così detto "esilio francese" ritornò in Italia, dove rifiutò la cattedra di letteratura italiana che era stata di Pascoli operando invece una intensa propaganda interventista ed arruolondasi il 24 maggio 1915 (il "maggio radioso") partecipando ad alcune azioni dimostrative navali ed aeree.
Militare di valore continuerà a combattere nonostante la perdita di un occhio nel 1916 per tutto il corso della Grande Guerra. Al volgere del conflitto si farà portatore di un vasto malcontento, insistendo sul tema della "vittoria mutilata" e chiedendo nel contempo il rinnovamento della classe politica italiana.
Nel 1919 organizzò un clamoroso colpo di mano paramilitare, guidando una spedizione di "legionari", e occupando la città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. Si instaurò il cosidetto "Carnaro liberato" e famosa è la "Carta del Carnaro" di Alcide de Ambris e dello stesso D'Annunzio esempio dello spirito sociale e rivoluzionario del Vate.
Nel 1920 D'Annunzio, disilluso dall'esperienza da attivista che lo aveva visto scomberato con la forza da Fiume a seguito del Trattato di Rapallo, si ritirò in un'esistenza solitaria nella sua villa di Gardone Riviera. Morì nella sua villa il 1º marzo 1938. L'Italia perdeva uno dei suoi massimi letterati: in suo onore furono celebrati i funerali di stato.

« Art. 2 - La Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta, che ha per base il lavoro produttivo e come criterio organico le più larghe autonomie funzionali e locali. Essa conferma perciò la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione; ma riconosce maggiori diritti ai produttori e decentra, per quanto è possibile, i poteri dello Stato, onde assicurare l'armonica convivenza degli elementi che la compongono. »

« Art. 5 - La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, l'istruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita, l'assistenza in caso di malattia o d'involontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia, l'uso dei beni legittimamente acquistati, l'inviolabilità del domicilio, l'habeas corpus, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abuso di potere. » (Dalla Carta del Carnaro)

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