:: Corneliu Zelea Codreanu
Corneliu Zelea Codreanu nacque il 13 settembre 1899 a Iasi in Moldavia da padre di probabile origine rutena e da madre tedesca.
Uno di grandi intuizioni politiche fin dalla giovinezza desidera aderire pienamente alla causa nazionale. Iscrittosi all’università della sua città natale alla facoltà di legge, incomincia la sua carriera politica, proponendo l’indipendenza culturale della Romania dal vicino gigante sovietico, incominciando soprattutto a delineare un’alternativa sociale su base corporativa. Frequenta dapprima Cuza, un fervente nazionalista, e di li a poco fonderà la Garda Constintii Nationale (Guardia per la Coscienza Nazionale). Dopo un periodo in carcere, un confino per motivi politici, riprende un’intensa attività politica, caricata di un forte misticismo e dalla contestazione alle forze politiche al governo della Romania, che gli sono causa di un nuovo arresto nel 1924. Decide di reimpostare in maniera drastica l’azione di propaganda: si muove per le zone rurali più profonde della Romania, facendo leva sui principi del cristianesimo e della tradizione rumena. Quando cominciano a farsi sentire gli effetti della Grande Depressione, il successo di Codreanu ha un ulteriore crescita: la denuncia della corruzione diffusa tra i politici e gli aiuti costanti ai ceti più disagiati lo fanno diventare un eroe popolare. Il governo rumeno però decide di mettere fuori legge le formazioni paramilitari nel 1936. Codreanu obbedisce prontamente all'ordine del Governo sciogliendo la sua nuova formazione "La Legione dell'arcangelo Michele", ma si ripresenta pochi mesi dopo con un gruppo chiamato Totul Pentru Tara (Tutto per la patria). Nelle elezioni del 1937 vince il Partito Agrario Nazionale appoggiato dal re Carol II, senza però scalzare dal potere la TPT che compete nella proposta del corporativismo.
Il re, aspettando l’opportunità per ribaltare l’assetto del potere e distruggere la Guardia di Ferro, promulga una nuova costituzione e mettendo definitivamente al bando tutti i sostenitori di Codreanu, ritiratisi dallo scacchiere politico nel 1938. La repressione si inasprisce in seguito alle tentate uccisioni di membri del Governo in carica e porta all’incarcerazione in massa dei membri del movimento, leader incluso. Codreanu verrà ucciso il 30 novembre di quell’anno, secondo fonti ufficiali per aver tentato la fuga dalla prigione. Il suo corpo, come quelli di alcuni suoi seguaci, verrà sepolto in un bosco poco lontano dal carcere e cosparso di acido per impedirne il riconoscimento.
Corneliu Zelea Codreanu , con la sua Legione, costituisce uno dei fenomeni più alti e significativi dell’intero e vasto panorama dei “Fascismi sconosciuti” in Europa.
Lo spirito della Legione fa di questa un esempio straordinario di sacrificio al servizio della propria gente; respingendo ogni livello di sterile lotta politica si concentrerà sulla morale, mirando a sradicare i mali connaturati all’utilitarismo moderno causa principale della deriva che interessa le società contemporanee: "…il Legionarismo…mira "all’anima", vale a dire al riequilibrio dell’anima attraverso la pratica delle virtù cristiane ed alla preparazione per quella redenzione finale che la Chiesa non perde mai di vista". Fondamentale in questo senso è la formazione dell’Uomo-Legionario: "Gli uomini e non i programmi politici sono la pietra angolare del Movimento legionario". Il militante deve mirare ad una vera e propria "rivoluazione interna"; "Prima dobbiamo conoscere e correggere i nostri difetti e poi vedere se abbiamo il diritto di occuparci anche di quelli degli altri". Il legionario deve aver Fede in Dio e nella propria missione tesa alla ricostruzione del proprio popolo e della propria Patria, ricostruzione che, come abbiamo visto, comincia dalla propria personale; quest’ultima è quindi prioritaria e assolutamente irrinunciabile : “Questa è la nostra opinione. E perciò non programmi dobbiamo creare, ma uomini, uomini nuovi...". Il ruolo del Comandante è per questo carico cristianamente delle più gravi responsabilità: "Le responsabilità di un capo sono grandissime. Egli non deve allettare gli occhi delle sue schiere prospettando successi terreni, senza prepararle contestualmente allo scontro decisivo dove l’anima di ognuno potrà incoronarsi con la vittoria o con la sconfitta eterne".